Modus Operandi

Modus Operandi

Borsa Investimenti ha realizzato nel 2012 un rendimento del 58%. Nel 2013 ha realizzato un rendimento del 18,66%, nel 2014 il rendimento è stato del 10,91%.
Nel 2015 il rendimento è stato del 12,412%.In quattro anni del 100%, non con un metodo di analisi o grafica ma con un “modus operandi“.

Legge di Gresham

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Motti & aforismi

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Regole fondamentali di borsa

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TASSATI PER ARRICCHIRE I BANCHIERI

La vicenda è questa.
Vi ricordate i Tremonti Bond molto sponsorizzati nel 2009, nel pieno della tempesta finanziaria di allora, e fiore all’occhiello della politica economica del Ministro Tremonti? Nel pieno della crisi finanziari del 2009, a seguito della crisi dei mutui subprime che portarono al fallimento della banca Lehman Brothers e di molte altre, l’allora Ministro del Tesoro Giulio Tremonti ebbe la geniale idea (si fa per dire) di inventarsi il Tremonti Bond, con il duplice intento di aiutare, da un lato, la patrimonializzazione dei gruppi bancari, e dall’altro stemperare la stretta creditizia all’epoca in atto, permettendo così alle banche di finanziarsi per poi finanziare, a loro volta, cittadini, famiglie e imprese.
Il Tremonti Bond altro non è che un finanziamento concesso dallo Stato alle banche per favorire la distensione e l’allargamento del credito, a tassi che, in taluni casi, possono anche arrivare al 10%, in applicazione ai parametri di indicizzazione del prestito connessi al rendimento dei titoli di stato. In altre parole, le banche, dietro pagamento di saggio di interesse indicizzato al rendimento dei BTP, hanno attinto ad un prestito statale con l’obbligo di utilizzare quei fondi per finanziare famiglie imprese e cittadini.
In realtà i Tremonti Bond non hanno riscosso particolare successo poiché ritenuti, dalle banche stesse, troppo costosi e forse troppo vincolanti, posto il fatto che, dovevano essere comunque utilizzati per finanziare la collettività. In vero, poche banche fecero ricorso a questo istituto e tra le big anche la banca Monte dei Paschi di Siena per quasi 2 miliardi di euro che, allo stato attuale, non sono stati ancora rimborsati.Nei meandri dell’accordo sottoscritto dalle banche con il Governo si legge espressamente che:
“Gli Interessi sono corrisposti dalla banca solo in presenza di utili distribuibili”
Questo ha un solo significato: se la banca non produce utili distribuibili, nessuna somma a titolo di interessi è dovuta allo stato. Anzi, volendo attribuire un significato più realistico alla clausola, possiamo agevolmente concludere che, questa, costituisce un incentivo a non generare utili.
Ebbene, è proprio quello che si sta consumando in questi giorni in cui la banca senese, definendo il bilancio del 2011, ha riportato un perdita di oltre 4,6 miliardi di euro riconducibile sostanzialmente alla svalutazione degli avviamenti e dei crediti di dubbia esigibilità. Quindi, niente utile da distribuire, niente interessi da pagare allo Stato. No money, no party!
Stando ai meccanismi di calcolo degli interessi, indicizzati al rendimento dei titoli di stato e considerato il progressivo aumento dei rendimenti nel corso nell’anno 2011, Mps avrebbe potuto versare nelle monotone casse dello Stato quasi 200 milioni di euro di interessi per l’anno 2011. Ma così non è stato.
La vicenda, letta in questo modo, potrebbe sembrare del tutto rituale. Ma non lo è affatto, se solo si considerassero i sacrifici a cui sono chiamati gli italiani per tentare di risollevare le sorti del Paese. In realtà, a parer mio, esiste anche una complicità del Governo in carica, posto il fatto che, trattandosi di una circostanza lesiva dell’interesse generale (ovvero della popolazione), il Governo avrebbe dovuto perseguire soluzioni volte ad ottenere il rimborso immediato del prestito concesso. Tale soluzione, sarebbe dovuta ancor più essere perseguita anche in considerazione dei compensi milionari percepiti dal management della banca. In tal modo, lo stato avrebbe avuto tra le proprie disponibilità oltre 2 miliardi di euro. Somma che avrebbe potuto determinare un minor ricorso al mercato con le rituali emissioni di titoli del tesoro che, nel caso dei BTP, arrivano a costare al contribuente circa il 6% annuo. La soluzione del rimborso immediato dei Tremonti Bond, sarebbe ancor più che ovvia, se solo si considerasse che le banche italiane, MPS compresa, hanno ottenuto dalla BCE una pioggia di miliardi di euro per tre anni al tasso agevolatissimo dell’1%. Insomma, l’agonizzante contribuente italiano tartassato di tasse e balzelli fiscali, deve sapere che, grazie all’ ex ministro Tremonti – che riesce a far più danni da morto che da vivo- e alla complicità del Governo in carica, parte dei suoi sudori, andranno ad arricchire i banchieri del Monte Paschi che continuano a percepire compensi milionari, nonostante il dissesto a cui hanno condotto la banca più antica del mondo.

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