Modus Operandi

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Borsa Investimenti ha realizzato nel 2012 un rendimento del 58%. Nel 2013 ha realizzato un rendimento del 18,66%, nel 2014 il rendimento è stato del 10,91%.
Nel 2015 il rendimento è stato del 12,412%.In quattro anni del 100%, non con un metodo di analisi o grafica ma con un “modus operandi“.

Legge di Gresham

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Motti & aforismi

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Regole fondamentali di borsa

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Spese della politica

tagliOspitiamo un post di Pietro Monsurrò

Fonte  Istituto Bruno leoni

Se l’Italia allineasse la propria spesa pubblica, in proporzione al Pil, ai livelli della Germania, si troverebbero le risorse per abolire l’Irap e ridurre del 10-15% l’Irpef. Lo dimostra lo Special Report “La spesa pubblica in Italia e in Europa” (PDF), a cura di Pietro Monsurrò, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, e presentato ieri a Prato in occasione del XIII Forum della Piccola Industria.
Scrive Monsurrò: “L’Italia spende tanto e male. La spesa pubblica eccessiva è una delle cause dell’elevato debito pubblico e dell’elevata pressione fiscale, due dei problemi che stanno alla base della stagnazione del paese negli ultimi venti anni, e della fragilità finanziaria mostrata dall’Italia a partire dal 2010. Spendiamo troppo in pensioni, per l’istruzione primaria e secondaria, per il servizio del debito, per il personale della difesa, dell’ordine pubblico, della scuola, e per il funzionamento della macchina politica. Allineando la spesa italiana a quella tedesca sarebbe possibile recuperare diversi punti di PIL di spesa pubblica, e dunque tagliare la pressione fiscale di quasi altrettanto (una parte dei tagli dovrebbe servire a ridurre il deficit)”.
Commenta Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’IBL: “riqualificare la spesa non basta, ma è un passo importante. Allineando la nostra spesa a quella tedesca, introducendo incentivi che migliorino la qualità dei servizi pubblici e riducendo il debito attraverso una forte politica di privatizzazioni, potremmo risparmiare su base annua 50-60 miliardi di euro, sufficienti ad abolire l’Irap (che ha un gettito pari a 33 miliardi) e tagliare l’Irpef del 10-15%. Naturalmente, occorre anche chiedersi quante delle attività oggi svolte dal settore pubblico debbano cessare: non ha senso che lo Stato e gli enti territoriali siano presenti in mercati potenzialmente competitivi, dall’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro alle compagnie di navigazione”

Per Monsurrò, “I costi della politica in Italia, intesi come costo dell’apparato legislativo, esecutivo, fiscale e diplomatico, sono elevati rispetto ai principali paesi europei. Con l’eccezione di paesi di piccoli dimensioni o con basso reddito pro capite, l’Italia spende la più alta frazione rispetto al Pil, quasi un punto in più rispetto alla Germania, la Francia, la Gran Bretagna e la Spagna.
Riducendo quindi i costi della politica per portarli in linea con quelli europei, si potrebbero risparmiare teoricamente circa 15 miliardi di euro”. Tali risparmi possono derivare dall’allineamento della spesa pubblica per gli organi esecutivi e legislativi ai livelli riscontrabili nei paesi direttamente comparabili col nostro. Per esempio, solo intaccando le spese per il Parlamento e il Quirinale si potrebbe tagliare la spesa di più di 800 milioni di euro all’anno, e l’abolizione delle province potrebbe generare 2 miliardi di euro di risparmi annui.

 
Lo Special Report di Pietro Monsurrò, “La spesa pubblica in Italia e in Europa”, è liberamente scaricabile qui: (PDF)

1 comment to Spese della politica

  • Leo Luciani

    Sono pienamente d’accordo con Monsurrò, che riducendo i costi della politica si potrebbero risparmiare milioni, se non miliardi di euro.Sono anni che sento parlare di riduzione delle province, del numero dei consiglieri locali, dell’accorpamento di enti locali, ecc ., ecc……Ma se poi chi va a governare non lo fa, come possiamo noi poveri mortali promuovere ciò.
    Pensandoci un attimo…..un modo ci sarebbe anche….