Modus Operandi

Modus Operandi

Borsa Investimenti ha realizzato nel 2012 un rendimento del 58%. Nel 2013 ha realizzato un rendimento del 18,66%, nel 2014 il rendimento è stato del 10,91%.
Nel 2015 il rendimento è stato del 12,412%.In quattro anni del 100%, non con un metodo di analisi o grafica ma con un “modus operandi“.

Legge di Gresham

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Motti & aforismi

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Regole fondamentali di borsa

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BCE: aprirà le porte al TLTRO?

Un nuovo TLTRO della BCE è in dirittura d’arrivo.

Ne sono convinti tutti quegli osservatori che si sono già interrogati sul prossimo meeting della Banca Centrale Europea al via nel primo pomeriggio di domani, giovedì 7 marzo.

Come già ribadito dalla stessa BCE, che a dicembre ha scritto la parola fine sul Quantitative Easing, i tassi di interesse non verranno toccati dal Consiglio Direttivo. Più probabile, invece, una revisione al ribasso delle stime di crescita economica (e di inflazione) oltre che l’introduzione di un nuovo TLTRO, ossia un nuovo round di targeted longer-term refinancing operations..

TLTRO BCE: cosa aspettarsi OGGI

Secondo la maggior parte degli analisti, domani la BCE comunicherà un altro round di finanziamenti alle banche dell’Eurozona iniziati nell’ormai lontano 2014 e proseguiti poi con la seconda tranche del 2016.

Come si può evincere dal loro nome, i TLTRO sono operazioni mirate poiché l’ammontare che le banche prendono in prestito è direttamente correlato ai prestiti che erogano alle società non finanziarie e alle famiglie.

Essi sono a tutti gli effetti una misura volta a stimolare l’economia, qualcosa di simile al Quantitative Easing con il quale la BCE ha a lungo tentato di iniettare liquidità sul mercato.

Nonostante il QE sia ufficialmente terminato, le condizioni finanziarie dell’Eurozona e i segnali di rallentamento hanno imposto all’istituto di Mario Draghi nuove considerazioni.

Proprio la più recente frenata dell’economia potrebbe portare la BCE ad aprire a un altro TLTRO. Quella di domani potrebbe essere l’occasione perfetta per comunicare questo nuovo round di finanziamenti che tuttavia, secondo i più scettici, potrebbe essere caratterizzato da condizioni più stringenti e meno generose.

Secondo Gero Jung, Chief Economist di Mirabaud AM, oltre a comunicare un nuovo TLTRO la BCE taglierà le stime di crescita sul 2019 portandole dall’1,7% precedentemente ipotizzato ad un più contenuto 1,3%. Sotto la lente anche possibili riferimenti al futuro dei tassi di interesse.

USA, deficit commerciale cresciuto di 100 miliardi sotto Trump

Il deficit commerciale statunitense, sotto Trump, ha raggiunto il livello più alto dai tempi della crisi del 2008. Qualcosa dev’essere andato storto nei tentativi del Presidente degli Stati Uniti di ridurre il deficit, che nel 2018 ha raggiunto i 621 miliardi di dollari con un salto, solo a Dicembre, del 19%. Ciò significa che la differenza fra ciò che gli USA esportano e ciò che importano è passata dai $50,3 miliardi di Novembre ai $59,8 miliardi del mese successivo. Il deficit commerciale del solo Dicembre, se corretto per l’inflazione, è il più alto mensile della storia degli USA. Il dato è stato comunicato dal Dipartimento del Commercio. Lo stesso ha inoltre riportato che, dall’insediamento di Trump, il deficit è cresciuto di 100 miliardi di dollari.

Deficit commerciale USA più alto da 10 anni

Mentre le stime sull’occupazione deludono le aspettative degli operatori, arriva un duro colpo per l’amministrazione Trump, per cui la riduzione del deficit è stata una delle punte di diamante in campagna elettorale. Lo squilibrio commerciale fra gli USA e gli altri Paesi è visto da Trump come la chiave per rendere l’America «rich again», di nuovo ricca, e riportare sul suolo nazionale lavori di fabbrica migrati altrove. L’obiettivo sembra essere stato clamorosamente mancato. Una delle cause potrebbe essere stata proprio l’accelerazione dell’economia statunitense, che ha incentivato l’appetito dei consumatori per i prodotti stranieri. Nello specifico, le esportazioni sono salite a $148.9 miliardi, mentre le importazioni a $217,7 miliardi.

Nell’ultimo mese dell’anno, per gli acquisti di smartphone, computer ed elettrodomestici, gli americani hanno quindi preferito di gran lunga i prodotti stranieri. Il distacco si è allargato perché, dall’altra parte, la domanda estera per l’aeronautica civile e di petrolio americano è scesa sensibilmente.

Cresce il deficit con la Cina

Neanche la guerra commerciale con la Cina sembra aver dato frutti, anzi. Il deficit commerciale con Pechino, infatti, si è alzato a 419 miliardi di dollari, la cifra più alta di sempre. Trump ha colpito metà dei prodotti cinesi con tariffe, sperando di far partire delle negoziazioni per proteggere i prodotti e le proprietà intellettuali statunitensi. Ma, ad anno concluso, l’unico effetto visibile è stato il crollo delle esportazioni dagli Stati Uniti, mentre le importazioni dalla Cina hanno continuato a crescere.

Il deficit commerciale con la Cina non è stato l’unico a raggiungere il massimo d’ampiezza. Lo squilibrio da record è stato infatti registrato anche con l’Unione Europea ($169,3 miliardi) e con il Messico ($81,5 miliardi).

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