Modus Operandi

Modus Operandi

Borsa Investimenti ha realizzato nel 2012 un rendimento del 58%. Nel 2013 ha realizzato un rendimento del 18,66%, nel 2014 il rendimento è stato del 10,91%.
Nel 2015 il rendimento è stato del 12,412%.In quattro anni del 100%, non con un metodo di analisi o grafica ma con un “modus operandi“.

Legge di Gresham

Legge di Gresham

Motti & aforismi

Motti & aforismi

Regole fondamentali di borsa

Regole fondamentali di borsa

Rumors e news del 24 giugno

CINA ACCORDO SUI DAZI

Sia la Cina che gli Stati Uniti sarebbero disposti ad arrivare a un compromesso sui dazi, lo ha detto il ministro cinese del Commercio, Wang Shouwen in vista dell’attesissimo incontro tra i due presidenti, Donald Trump e Xi Jinping, al vertice del G20 che si terrà questa settimana in Giappone a Osaka il 28 e 29 giugno. I colloqui tra le due parti sono stati riaperti dopo lo stop di un mese fa quando gli Stati Uniti hanno accusato la Cina di rinunciare agli impegni precedentemente concordati. La Cina ha però precisato che “trovare un accordo a metà strada significa che entrambe le parti devono scendere a compromessi e fare concessioni, non solo una parte”.

APPUNTAMENTI DI OGGI

Ore 10:00 Germania: IFO Business, giugno; 
Ore 14:30 Stati Uniti: Indice Attivita’ Fed di Chicago, maggio; 
Ore 16:30 Stati Uniti: Indice Attivita’ Manifatturiera Fed di Dallas, giugno

ATLANTIA

In merito ai rumors circolati venerdi’ su una possibile cessione di quote di minoranza di Telepass da parte di Atlantia, la Societa’ ha precisato che non c’ e’ alcuna evoluzione concreta rispetto a quando dichiarato, lo scorso marzo, dal CEO di Atlanta Giovanni Castellucci nella call con gli analisti. 
In tale occasione l’ Ad aveva chiarito che eventuali cessioni di quote di minoranza di asset maturi del Gruppo sarebbero state valutate in un periodo di due-tre anni, allo scopo di aumentare la rotazione del capitale per finanziare nuovi investimenti. 
Negli ultimi mesi la societa’ ha ricevuto numerose richieste di informazioni e manifestazioni di interesse da parte del mercato riguardanti la societa’ Telepass, ma nessuna trattativa e’ in corso.

BIESSE

Biesse rivede al ribasso le stime sui ricavi e sulla marginalità del 2019 alla luce del “sensibile raffreddamento della domanda” sul 
mercato nei primi cinque mesi dell’anno.In una nota il gruppo spiega di non potersi sottrarre a questa dinamica di rallentamento nonostante gli oltre 40 milioni di euro di ordini firmati, alla fiera di Hannover svoltasi a maggio, per le sue macchine per la lavorazione di legno, vetro, pietra, plastica e metallo. Il cda, quindi, ha rivisto prudenzialmente i ricavi in una forchetta di 680-690 milioni (785 milioni la guidance precedente da piano triennale) e l’Ebitda in una forchetta di 62-65 milioni (98 milioni la stima precendente).Il gruppo Biesse prevede comunque, anche a fronte di questa revisione al ribasso, una posizione finanziaria netta positiva per la fine del 2019.

Dividendi 2019 Ftse Mib: stacchi 24 giugno 2019

Ecco i 7 dividendi di società del Ftse Mib in stacco 24 giugno:

Exor: dividendo a 0,43 euro, dividend yield 0,71 per cento

Hera: 0,1 euro, 2,88 per cento

Poste Italiane: 0,441 euro, 4,63 per cento

Prysmian: 0,43 euro, 2,39 per cento

Snam: 0,1358 (saldo) su cedola totale di 0,2263 euro, dividend yield su saldo 2,83 per cento (4,72 per cento sul totale).

Telecom Italia azioni risparmio: 0,0275 euro, 5,81 per cento

Terna: 0,1545 euro (saldo) su cedola totale di 0,2332 euro, dividend yield su saldo 2,58 per cento (3,9 per cento totale).

Dividendi 2019: stacchi 24 giugno azioni Standard

Ecco i 6 dividendi di società quotate sullo Standard in stacco 24 giugno. 

ACEA: dividendo a 0,71 euro, dividend yield 3,99 per cento

ACSM-AGAM: 0,07 euro, 3,85 per cento

Autogril: 0,2 euro, 2,16 per cento

Carel Industries: 0,1 euro, 0,93 per cento

Iren: 0,084 euro, 3,53 per cento

Unieuro: 1,07 euro, 7,42 per cento

Dividendi 2019 AIM Italia: stacchi 24 giugno

Le società dell’AIM Italia di Borsa Italiana che staccheranno il dividendo sono:

Digitouch: dividendo a 0,02 euro e dividend yield dell’1,52 per cento

Masi Agricola: dividendo 0,1 euro e rendimento del 2,62 per cento

CARIGE

-Per B.Carige prende corpo l”ipotesi di una soluzione di sistema: le banche italiane, che gia” hanno sottoscritto un bond da 320 milioni, verserebbero altro denaro per sostenere un aumento di capitale da condividere esclusivamente con gli attuali soci della banca, da Malacalza Investimenti a scendere fino ai piccoli azionisti passando attraverso Gabriele Volpi, Raffaele Mincione e Aldo Spinelli. Lo scrive La Stampa spiegando che a mezzogiorno si riunisce il consiglio del Fondo Interbancario per la tutela dei depositi (Fitd). Durante la precedente riunione, la scorsa settimana, la proposta di Apollo era stata semplicemente visionata dal Fitd ma non discussa perche” giudicata poco piu” di una bozza. Il fondo americano starebbe lavorando per rimodulare la sua proposta, ma il Fitd avrebbe gia” deciso di bocciare l”opzione per intraprendere un progetto diverso, interamente a carico delle banche italiane e degli attuali azionisti. Secondo alcune indiscrezioni, prosegue il giornale, il nuovo piano di salvataggio prevede un aumento di capitale da 630 milioni cosi” ripartito: 312 garantiti dalla conversione in azioni del bond sottoscritto lo scorso novembre dallo Schema volontario del Fitd (che diventerebbe azionista con il 49%) piu” 150 milioni versati da un consorzio di banche “che avra” tra il 10% e il 12%” di Carige. I restanti 170 milioni dovrebbero essere versati dall”attuale compagine azionaria, a cominciare da Malacalza Investimenti, primo azionista con il 27,6%. Secondo quanto ricostruito dal giornale, al momento gli altri soci rilevanti della banca non sono a conoscenza del progetto ne” sono stati contatti. “Prima di chiedere ai soci l”adesione all”aumento di capitale – conferma una fonte vicina al dossier – e” necessario definire e strutturare la disponibilita” delle banche italiane a partecipare all”operazione”. I vertici del Fondo Interbancario, i commissari Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener e Malacalza Investimenti non rilasciano commenti. 

DO BANK

La Bce, lo scorso venerdi’, ha approvato la decisione di revoca della licenza bancaria di doBank. 
Con l’ iscrizione del relativo provvedimento al Registro delle Imprese di Verona, il cui deposito e’ previsto per oggi lunedi’ 24 giugno, acquisteranno piena efficacia le proposte di modifica dello statuto sociale gia’ approvate dall’ assemblea straordinaria dello scorso 5 marzo 2019 e il cambio della denominazione sociale in doValue. 
Si conclude, dunque, la procedura che porta doBank a prendere la forma di una societa’ di servicing e alla cancellazione del gruppo dall’ albo dei gruppi bancari. 
Il tutto e’ parte integrante del piu’ ampio progetto di riorganizzazione societaria annunciato in occasione della presentazione del business plan 2018-2020 e condizione necessaria al 
perfezionamento dell’ acquisizione di Altamira Asset Management, previsto entro fine  giugno 2019. 
doValue, ex doBank, continuera’ a fornire servizi di natura finanziaria, di master servicing e di supporto alla gestione di crediti Utp attraverso la controllata Italfondiario.

MOLMED

L’inserto Affari & Finanza di Repubblica ha dedicato un articolo a MolMed. La società, nata da uno scorporo dell’Istituto Scientifico dell’Ospedale San Raffele di Milano, punta ad un riassetto del capitale sociale. Lo afferma l’a.d. Raffaele Palmisano, che sottolinea anche che sarebbe più adatta come partner o azionista una società farmaceutica di dimensioni contenute e specializzata, anziché una grande multinazionale. 
Mediaset, il primo azionista con il 23% del capitale, sembra disposta a vendere la sua quota in cambio di una buona offerta.

VEGAS SU CRIPTOVALUTE

l nuovo presidente della Consob, Paolo Savona, nel suo primo incontro annuale con la comunita” finanziaria ha sdoganato le criptovalute e i meccanismi blockchain. “L”ideale”, ha detto, “sarebbe che l”uso di questo strumento, per ora paramonetario se non proprio finanziario, diventi monopolio pubblico”. Giuseppe Vegas, che lo ha preceduto alla guida dell”authority, ovviamente, non commenta le sue parole, ma un idea chiara sul tema se l”e” fatta da tempo. Eccola: Domanda. I bitcoin fino a poco tempo fa sembravano soprattutto strumenti da dark web, ora Facebook , in ottima compagnia, sta per lanciare “Libra”. Vede rischi o opportunita”? Risposta. Se Libra fosse solo uno strumento di pagamento il rischio sarebbe relativo. Si tratterebbe ne” piu” ne” meno di un titolo di credito, una cambiale, tanto per capirci, ma purtroppo le criptovalute sono ben altro, si stanno sostituendo alle valute nazionali e vengono usate per vere e proprie attivita” bancarie, per esempio per finanziare gli eventuali compratori. E allora il discorso cambia. L”attivita” bancaria e” sottoposta a regole precise, innumerevoli controlli e limiti chiari, qui si entra, invece, nel campo dello shadow banking e la faccenda si fa pericolosa, molto pericolosa. D. Una criptovaluta introdotta e utilizzata da colossi come Facebook , Spotify, Mastercard, Vodafone, PayPal, Iliad, Lyft, eBay, Booking, Uber e Visa, avrebbe un bacino d”utenza di miliardi di persone distribuite in tutto il mondo, anche volendo controllarla non esiste una vigilanza bancaria universale. R. Non esiste, ma se capisco bene da quel che si legge sui giornali, il valore di Libra non sara” determinato, come nel caso del bitcoin, dal numero delle emissioni e quindi dal gioco della domanda e dell”offerta, ma da un paniere di valute tradizionali, un meccanismo, mutatis mutandis, simile a quello Libor (London Interbank Offered Rate) usato per calcolare i tassi nei prestiti interbancari. Si puo” quindi considerare come paese di riferimento, quello in cui sara” ospitato l”organismo che fara” la valutazione sulla fluttuazione delle monete interessate e sottoporre poi alla vigilanza locale tutte le operazioni conseguenti; oppure si potranno coinvolgere le vigilanze dei paesi che emettono le valute inserite nel paniere. Ci possono essere soluzioni diverse, l”importante e” che non sia il Far West. In ogni caso il collegamento alle valute tradizionali trasforma la stessa libra in una valuta, facendola uscire dall”ambito ristretto dello strumento di pagamento. D. Ma per fare ci sarebbe bisogno di un accordo internazionale complessivo. E non sembrano tempi favorevoli. R. No, direi che e” poco probabile che si trovi un”intesa, per questo, almeno in questa fase, sarebbe utile che almeno Stati Uniti, Europa e Giappone mettessero almeno un punto fermo, chiarendo che all”interno della loro area di competenza non e” ammesso l”uso di quella moneta. Poi chi vuole correre rischi, si adatti pure. D. Si torna al problema dei problemi, gli sbarramenti nazionali su internet servono a poco. R. Ovviamente non credo che si possa bloccare un flusso immateriale di dati, ma se il governo nega il valore legale a quel tipo di pagamento, il singolo cittadino che vuole comunque effettuarlo sa che lo fa a suo rischio e pericolo. Vede, anche le banconote, da quando il valore della moneta e” stato svincolato dal rapporto con l”oro, sono qualcosa di immateriale. Hanno valore perche” ci si fida del Paese che le emette. Ma appunto dietro c”e” un Paese, una federazione di nazioni, un”amministrazione, qualcuno che raccoglie le tasse. D. Qui, pero”, ci sono colossi finanziari, circuiti bancari, imprese globali, forse il cittadino comune ha piu” fiducia di loro, non crede? R. Avevano fiducia di Facebook anche quelli che poi si sono trovati i loro dati personali in mano a Cambridge Analytica. Vede, tutti i soggetti citati che stanno dietro a Libra vogliono gestire quella gran massa di dati, che a loro arrivano gratis, per fare il lavoro delle banche, che invece quegli stessi dati li devono pagare. Se so chi e” il cliente, dove abita, che cosa legge, cosa mangia, dove fa le vacanze, chi sono i suoi amici ecc. posso avere un profilo di rischio cliente che un qualsiasi direttore di banca se lo sogna. Gia” soltanto questo aspetto dimostra uno squilibrio competitivo enorme, senza entrare nel campo, gia” citato, del rispetto delle norme bancarie e finanziarie. D. La conoscenza di questa enorme massa di dati e” gia” di per se” potere e molte di queste aziende hanno ricavi superiori al pil di molte nazioni, non crede che i rapporti di forza non siano ormai modificabili? R. Il Financial Stability Board ha fissato delle linee guida per contrastare lo shadow banking, se ci si riesce le si faccia adottare a livello multinazionale, altrimenti le facciano proprie le singole nazioni. Non vedo altra strada. D. Facebook & c. sono gia” alla fase pre-operativa, i regolatori e i governi cominciano solo ora a studiare il problema. Non e” tardi? R. Che ci sia un ritardo e” innegabile, accumularne altro sarebbe addirittura delittuoso. D. Ma torniamo sempre al punto: come si regge con avversari del genere? R. Tremonti dice: “Almeno facciamogli pagare l”Iva”. Potrebbe essere la prima mossa. D. La Consob, ai suoi tempi, che cosa ha fatto? R. Sugli aspetti valutari nulla, perche” non rientrava nelle nostre competenze e prestiti quei soggetti ancora non ne facevano, ma noi ci siamo occupati degli altri aspetti del fintech, alcuni non sono da demonizzare, anzi. D. Quali? R. Le faccio un esempio, Mifid 2 impone che le spese di consulenza siano evidenziate a parte, questo rendera” chiaro a ogni singolo investitore quanto pesa questa voce. Per chi investe un milione sapere che 5 mila euro se ne andranno in consulenza non sara” mai un problema, ma per chi ha da investire solo 10 mila euro, la previsione di spenderne 500 in consulenza significa dare addio a qualsiasi speranza di remunerazione del capitale, con la conseguenza che quei soldi se li terra” stretti in tasca. Ecco quindi che si aprono praterie per i roboadvisor, sistemi automatizzati che forniscono orientamenti meno personalizzati, ma a prezzi stracciati, dando cosi” anche a chi ha poco l”opportunita” di entrare nel mondo della finanza senza rischi eccessivi. Un altro esempio: anche le societa” a responsabilita” limitata devono seguire criteri prudenziali molto stringenti, ma non tutti possono permettersi l”assunzione di un risk manager, ma qualsiasi imprenditore puo” acquistare dei pacchetti software che fanno automaticamente la ricognizione dei rischi. Il nuovo fronte che abbiamo davanti e” aprire la finanza a tutti, farla diventare una finanza popolare.

FONTE MILANO FINANZA

COMER INDUSTRIES

La società ha stipulato, con il BNL Gruppo BNP Paribas e Crédit Agricole Italia, una linea di credito di 80 milioni di euro con scadenza nel 2025. Il finanziamento sarà utilizzato a sostenere i costi di breve e medio termine correlati all’attesa crescita del gruppo. L’operazione è stata conclusa ad un tasso di interesse indicizzato all’Euribor, aumentato di un margine variabile in funzione dei parametri economico finanziari della società previsti nel contratto di finanziamento.

Comments are closed.