Modus Operandi

Modus Operandi

Borsa Investimenti ha realizzato nel 2012 un rendimento del 58%. Nel 2013 ha realizzato un rendimento del 18,66%, nel 2014 il rendimento è stato del 10,91%.
Nel 2015 il rendimento è stato del 12,412%.In quattro anni del 100%, non con un metodo di analisi o grafica ma con un “modus operandi“.

Legge di Gresham

Legge di Gresham

Motti & aforismi

Motti & aforismi

Regole fondamentali di borsa

Regole fondamentali di borsa

Rumors del 12 febbraio

ENI

-La situazione in Libia resta difficile per le compagnie petrolifere, al punto che la spagnola Repsol e” stata costretta a dichiarare lo stato di forza maggiore per il suo giacimento di Sharara. Proprio in questi stessi giorni, pero”, scrive MF, Eni ha lanciato il nuovo progetto di sviluppo di Mellitah Oil & Gas, la joint venture paritetica col gruppo petrolifero nazionale Noc. L”ad Claudio Descalzi e il presidente di Noc, Mustafa Sanalla, ne avevano parlato tre mesi fa, a margine dell”annuncio dell”accordo tra Bp e il Cane a sei zampe, stabilendo tempi brevi. Mellitah ha lanciato la gara per le strutture offshore A & E, destinate ad aumentare il plateau di produzione di gas dall”offshore libico, e per il 21 febbraio dovranno arrivare le adesioni dei potenziali contractor per la pre-qualifica. A luglio scorso era stato avviato il progetto Bahr Essalam fase 2, che completa lo sviluppo del piu” grande giacimento a gas in produzione nell”offshore libico, incrementando il potenziale produttivo di circa 11,3 milioni di metri cubi di gas al giorno (+ 40%). Le attivita” Eni in Libia sono regolate da contratti Epsa (Exploration and production sharing) che hanno durata fino al 2042 per le produzioni a olio e al 2047 per quelle a gas. Intanto, il presidente di Noc ha incontrato il direttore generale di Repsol , Paolo Navas, per affrontare la crisi del giacimento di Sharara, minacciato dalle milizie vicine al generale Jalifa Haftar, che starebbero cercando di impossessarsene. Se non si trovera” una soluzione, mancheranno circa 300 mila barili di petrolio al giorno.

TELECOM

Il Sole24Ore scrive che il fondo Elliott sarebbe intenzionato a incrementare al 10%, o anche oltre, la partecipazione detenuta nel capitale di Telecom Italia dall’attuale 9,547%. Il quotidiano ricorda che, in caso di superamento della soglia del 10% il gruppo statunitense sarà obbligato a notificare la partecipazione come prevede la normativa sulla Golden power. 
Nei giorni scorsi MF ha riportato che il fondo Elliott sarebbe pronto a superare la soglia del 10% del capitale per arrivare al 15%. 

GO INTERNET

Sono altissime le aspettative generate dal 5G non soltanto nelle telecomunicazioni, ma anche su una vasta gamma di differenti aree industriali. Un’indagine di Ericsson, effettuata coinvolgendo 900 aziende appartenenti a 10 settori industriali differenti, ha rilevato che più del 75% degli intervistati prevede che il proprio settore potrebbe ottenere grandi benefici dall’introduzione della nuova tecnologia. I 10 settori coinvolti includono società di servizi energetici, manifatturiere, sicurezza al cittadino, sanità, media e intrattenimento, trasporto pubblico, automobilistico, servizi finanziari, vendita al dettaglio, e agricoltura.     
Una notizia rilevante per GO internet che detiene le frequenze in banda 3.5 Ghz, prorogate dal MiSE fino al 2029, su cui viaggerà la nuova tecnologia 5G e sta trasformando la propria rete in una rete 5G ready.  

GO internet ha appena chiuso un aumento di capitale coperto al 100%, per un controvalore di quasi 5 milioni di euro. I fondi raccolti sono finalizzati al sostegno del piano di sviluppo nel 5G. Gli asset di GO internet relativi al 5G, secondo gli analisti di Edison, valgono 51 milioni di euro. 
Ricordiamo che con l’aumento di capitale da 5 milioni andato in porto, il socio Linkem, con il suo 21,2%, è diventato primo azionista. Secondo il Sole 24 Ore, si apre così uno scenario particolare. Linkem ha infatti reso nota la propria volontà di sbarcare in Borsa e ora potrebbe valutare una fusione inversa: GO internet, con 6 milioni di euro di fatturato, incorporerebbe così il gigante romano, il cui giro d’affari è pari a 125 milioni. Una scorciatoia per arrivare a Piazza Affari, perché la società umbra diventerebbe la nuova Linkem. 

FINECO

Invesco detiene una quota pari al 3,003% del capitale di Fineco. L’operazione risale allo scorso 5 febbraio e la partecipazione e’ detenuta in gestione non discrezionale del risparmio. 
E’ quanto si apprende dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti rilasciate nella giornata di ieri.

PRYSMIAN

L’ufficio investigativo dell’autorità della concorrenza brasiliana ha pubblicato una nota tecnica sugli addebiti nell’ambito di un procedimento notificato a Prysmian nel 2011. Un comunicato spiega che la comunicazione dell’ufficio contiene una raccomandazione riguardante l’ammontare della sanzione che potrebbe essere imposta a Prysmian dal tribunale del Cade e che dovrebbe essere compresa tra il 15% ed il 20% del fatturato in Brasile nel 2009, per un massimo di 409 milioni di reais (circa 96 milioni di euro al tasso di cambio corrente). La nota tecnica non è comunque vincolante per il tribunale del Cade, la cui decisione sarà provvisoriamente esecutiva ma potrà essere impugnata, aggiunge il comunicato della società.

BPER

-Dopo l”acquisizione di Unipol Banca, Bper e” tornata al lavoro sul nuovo piano industriale che sara” la prossima scadenza per l”istituto modenese. Il documento, discusso nelle sue linee generali gia” nella riunione di giovedi” 7 febbraio dovrebbe tornare al vaglio del consiglio di amministrazione mercoledi” 27 quando sara” molto probabilmente approvato. La strategia, messa a punto con il supporto dell”advisor Boston Consulting, e” stata calibrata sul nuovo perimetro del gruppo, ma non dovrebbe discostarsi dalle linee guida gia” emerse a fine 2018. In primo luogo, scrive MF, ci sara” il tema del derisking, molto caro a Unipol che oggi e” primo azionista con il 15,06% del capitale e potrebbe salire fino al 20%. L”amministratore delegato Carlo Cimbri vuole che la partecipata ripulisca in maniera decisa l”attivo per liberarsi dalle legacy del passato e liberare capitale. Da un lato la banca potrebbe ridurre di 1,9 miliardi di euro i non performing loans, una cifra che non comprende i processi attualmente in corso. A questo importo andrebbe poi aggiunto il miliardo di crediti che, in base all”accordo annunciato la scorsa settimana, Bper potra” vendere a UnipolReC, la bad bank creata dallo spin-off dei crediti deteriorati di Unipol Banca. Questa doppia operazione dovrebbe consentire a Modena di portare l”npe ratio sotto il 10% gia” quest”anno e forse perfino di superare quest”obiettivo. Per raggiungere questi target Bper potrebbe mettere sul mercato nuovi portafogli di crediti deteriorati dopo le due cartolarizzazioni garantite (Gacs) lanciate nei mesi scorsi e non e” escluso un nuovo ricorso alla garanzia pubblica. Grande attenzione andra” anche ai costi con l”obiettivo di portare il cost/income sotto il 60%, anche grazie alle sinergie generate dall”acquisizione di Unipol Banca. Non sono attese invece manovre sul capitale sia per il gia” elevato dei coefficienti di capitale che per l”effetto positivo dell”operazione con la Fondazione Banco di Sardegna . Secondo quanto risulta nel piano dovrebbe poi rientrare la fusione di Bper Services, la societa” consortile che la nuova disciplina europea sull”Iva suggerisce di integrare nella capogruppo come fatto da altre banche. Non sono invece previste cessioni di controllate e il perimetro del gruppo non subira” cambiamenti significativi. Dopo le operazioni annunciate venerdi” non sono invece attesi a breve altri deal. La messa a regime di Unipol Banca richiedera” infatti tra i sei e i nove mesi ed e” improbabile che Bper si muova su altre partite prima di allora. Anche perche” i dossier oggi sul mercato, a partire da quello di Carige , sono lontani dai potenziali che si prefigge l”amministratore delegato Alessandro Vandelli. Semmai nei prossimi mesi, oltre all”esecuzione della strategia, Bper potrebbe concentrarsi sul rafforzamento del management. La dimensione assunta ormai dalla banca e i target impegnativi posti dal piano industriale impongono infatti un ripensamento della prima e della seconda linea, con una particolare attenzione per alcune caselle strategiche. 

JUVENTUS

Il Cda di Juventus ha deliberato la possibilita” di emettere in una o piu” tranche, entro il 30 giugno 2019, un prestito obbligazionario non convertibile per un importo nominale complessivo compreso tra 100 milioni e 200 milioni euro, con collocamento riservato a investitori qualificati. La decisione, spiega una nota, ha lo scopo di dotare la Societa” di risorse finanziarie per la propria attivita” ottimizzando la struttura e la scadenza del debito. Ammontare, durata e caratteristiche dell”emissione obbligazionaria verranno determinate in maniera puntuale sulla base delle opportunita” offerte dal mercato. inoltre previsto che le obbligazioni siano quotate presso un mercato regolamentato o un sistema multilaterale di negoziazione dell”Unione Europea.

POSTE

-Inversione di rotta per la raccolta del risparmio postale. Il merito va alla sottoscrizione a dicembre 2017 del nuovo accordo tra Cassa Depositi e Prestiti e Poste. Con “importanti iniziative” attuate negli ultimi due anni per rilanciare buoni e libretti, la raccolta netta ha invertito il trend negativo ed e” aumentata di circa 3,5 miliardi rispetto allo stesso periodo dell”anno prima. Il dato emerge dall”ultimo relazione di controllo della Corte dei Conti su Cdp relativa all”esercizio 2017 chiuso con un utile netto di 2,2 miliardi. Nel documento, scrive MF, i giudici contabili hanno ribadito “il ruolo centrale e di promozione a sostegno dell”economia italiana” svolto dal gruppo oggi guidato da Fabrizio Palermo e presieduto da Massimo Tononi. La relazione certifica quindi “l”ulteriore conferma della trasformazione della societa” in un vero e proprio strumento di politica industriale”.

SALINI

Secondo Il Sole 24Ore, insieme ad un partner finanziario che non sarà Cdp, Salini presenterà una proposta di salvataggio per Astaldi entro il 14 febbraio, ultimo giorno utile.   
Una prima offerta sarà solo industriale e rivolta ai contratti aperti, a fronte di un aumento di capitale da 300 milioni.  In un secondo tempo partirebbe la trattativa con banche e creditori per ristrutturare il debito.  Per il Messaggero, il piano di Salini Impregilo prevede un aumento di capitale da 280 milioni ed è condizionato all’ok delle banche alla ristrutturazione del debito, tramite conversione dei crediti in strumenti partecipativi con uno stralcio del 70-80%.

PLT ENERGIA

È stata annuncia questa mattina un’Opa totalitaria sulle azioni ordinarie della società ad un prezzo di 2,8 euro, pari a un premio di circa l’8% su prezzi di chiusura pre-annuncio. Gli offerenti sono 3 società: Nexte, Baya e Nous tutte riconducibili alla famiglia Tortora, azionista di maggioranza di PLT. L’obiettivo degli offerenti è acquisire la totalità delle azioni ordinarie di PLT Energia e, in ogni caso, di conseguire la revoca dell’ammissione alle negoziazioni sull’AIM delle azioni ordinarie.  
Gli Offerenti si propongono di assicurare la stabilità dell’assetto azionario e la continuità manageriale necessarie a PLT per poter cogliere future opportunità di sviluppo e crescita, nonché un indirizzo strategico volto alla valorizzazione del business nel medio-lungo periodo. 
La società era approdata in Borsa, nel mercato AIM Italia, nel giugno del 2014 ad un prezzo di 2,7 euro.

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